Descrizione
«Lo slancio e la ribellione di quei giovani che hanno affrontato in armi un nemico molto più soverchiante è stato un fatto molto particolare nell’intero panorama nazionale resistenziale e chissà se un domani gli storici riusciranno a dare il giusto valore ai nostri martiri per far sì che la nostra Medaglia d’Oro al Valor Militare sia un patrimonio non solo nostro ma di tutti gli italiani. Dai racconti dell’epoca risulta che i patrioti lancianesi sorsero in armi contro i tedeschi che esercitavano con rabbia ogni forma di sopraffazione, saccheggi, requisizioni forzose, imposizioni di lavoro. Le gesta dei patrioti superarono immediatamente i nostri confini e dopo alcuni giorni anche alcune radio estere esaltavano l’eroismo dei giovani lancianesi additandone l’esempio per le nazioni oppresse.»
Così il Sindaco Filippo Paolini, in un passaggio del suo discorso pronunciato stamattina, martedì 6 ottobre, a conclusione della manifestazione per i martiri ottobrini, ha sottolineato l’importanza e la particolarità della sommossa lancianese, la cui portata forse non è stata ancora completamente definita e compresa.
A questa ottantatreesima commemorazione hanno preso parte le massime autorità civili e militari, a partire dal Prefetto di Chieti, Silvana D’Agostino; diversi rappresentanti dell’Amministrazione Comunale e dei sindaci del territorio, l’A.N.P.I. di Lanciano e le Associazioni Combattentistiche e d’Arma, oltre a diverse rappresentanze di studenti degli Istituti Comprensivi di Lanciano e del Canadian College. Presente anche il sindaco dei ragazzi, Riccardo Teti, che ha preso la parola prima del sindaco Paolini.
«I nostri avi» ha proseguito il primo cittadino di Lanciano «ci hanno educato al rispetto delle libertà e del diritto e alla sete di giustizia, valori che ci hanno sempre accompagnato e che dobbiamo tramandare non solo con la sentita cerimonia di oggi ma attraverso il nostro agire quotidiano, ricordando che, se oggi possiamo liberamente svolgere questo evento, lo dobbiamo a tutti quelli che si sono battuti per farci vivere da gente libera. E libertà non vuol dire anarchia, ma rispetto delle regole del buon vivere civile che solo i popoli liberi si sanno dare. Un patriota testimone della violenta uccisione con una scarica di mitra dei martiri Bianco e Calabrò scrisse: “Rimane per noi il loro olocausto, la loro giovinezza donata, il loro grido di disperazione e di morte a ricordarci l’amore che ci aveva uniti e l’amore che deve unirci nel cammino più umano, più insopprimibile, quello della libertà.»
Alle parole di Filippo Paolini si sono aggiunte quelle della Presidente della sezione Anpi di Lanciano, Maria Saveria Borrelli: «Tutto questo cosa ci ha insegnato? Ci ha insegnato a non girarci dall’altra parte. Ci ha insegnato la dignità dei morti. È necessario continuare a conoscere le vecchie Resistenze, continuare a studiare la storia, ma nello stesso tempo alzare gli occhi da terra e saper ascoltare e riconoscere il dolore di tanti uomini e di tante donne che ancora combattono contro soprusi e sopraffazioni e si ritrovano in contesti di guerra come ottantatré anni fa in Italia. È un dovere morale e civile per ritrovare la strada di una umanità nella quale non alberghino più odi, risentimenti e ingiustizie».
La mattinata si è aperta con il raduno, alle 9.30, in piazza dell’Arciprete (piazzale stazione) e la deposizione della corona al cippo del Colonnello Michele De Pasqua; il lungo corteo si è poi snodato lungo corso Trento e Trieste fino al Monumento ai Caduti in piazza Plebiscito, dove si è ripetuto il rito solenne di deposizione della corona e di omaggio ai caduti. La manifestazione si è infine conclusa al Monumento agli Eroi Ottobrini posto in piazza dei Martiri lancianesi dove è stata deposta la terza corona.
Di libertà, pace, giustizia e dignità della persona ha parlato ieri, lunedì 5 ottobre, nella sua omelia, anche S.E. l’Arcivescovo di Lanciano-Ortona Emidio Cipollone, durante la celebrazione della Messa nel Sacrario dei Martiri Ottobrini: «Vogliamo chiedere al Signore il dono della pace perché mai più l’odio, la vendetta e la sopraffazione abbiano la meglio sulla dignità e sulla vita dell'uomo» ha affermato Mons. Cipollone. «Il nostro ricordo oggi si fa preghiera. E la preghiera diventa impegno: custodire la memoria, difendere la pace, costruire ogni giorno fraternità e riconciliazione.»