"Il Padrone": una riflessione sulla felicità

Nancy Brilli incanta il Fenaroli
Data:

01/02/2026

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2 min

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Foto di un momento dello spettacolo
© Produzione spettacolo "Il Padrone" - Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Descrizione

Un pavimento a scacchi bianco e nero, preludio, forse involontario, dell'antitesi tra bene e male, domina la suggestiva e affascinante scenografia della commedia noir “Il Padrone”, rappresentata ieri sera, sabato 31 gennaio, al Teatro Fenaroli di Lanciano. Un atto unico scritto da Gianni Clementi con la regia di Pierluigi Iorio, ottantacinque minuti nei quali la tensione drammatica non viene mai meno, sorretta dalla superba interpretazione di Nancy Brilli, accompagnata dalle incisive performance di Fabio Bussotti e Claudio Mazzenga.

La storia si svolge tutta all’interno di un appartamento curatissimo ed elegante: tappeti, tendaggi, drappi e, al centro, un divano, cuore della scena, che è insieme status symbol e rifugio, emblema di riscatto e luogo di confidenze e di seduzione. Particolari degni di nota le due finestre con le persiane che lasciano filtrare la luce, in un continuo dialogo e scambio tra dentro e fuori, tra esterno e interno. La finestra – si sa – apre e chiude orizzonti, disvela mondi oppure li preclude.

Marcello e Immacolata Consalvi sono dei parvenu: si sono arricchiti facendo da prestanome al loro padrone, un ebreo catturato e deportato in Germania nel 1943, che ha lasciato loro appartamenti e negozi. Sono passati tredici anni da allora, siamo nel 1956 in una Roma che non vediamo, ma che viviamo attraverso il vernacolo stretto e verace parlato dai protagonisti, e che diventa, a sua volta, personaggio, sublimato dall’arte scenica. Il ritorno del Padrone – mai fisicamente presente, chiamato sempre così, in modo impersonale e distaccato – è il grimaldello che fa scattare nei due coniugi, in particolare nella cinica e manipolatrice Immacolata, la paura di perdere tutto e di ritornare nello stato di indigenza da cui provenivano. Il dramma sotteso è evidente, ma la pièce è sviluppata e condotta con la leggerezza e il brio di una commedia non priva di humour, in un gioco di registri e prospettive, sfumature e stati d’animo, frivolezza e tensione emotiva a cui contribuisce anche il personaggio dell’amico idraulico.

La dicotomia tra moglie e marito genera un continuo carosello di vedute, punti di vista, caratteri e valori: all’arrivismo privo di scrupoli di Immacolata si contrappone l’animo più buono e ingenuo di Marcello; al denaro e alla posizione sociale a cui Immacolata non vuole rinunciare, il marito predilige e rimpiange la semplicità di un tempo. A una vita (in cui non si ritrova) di lussi e artifici, Marcello cerca di opporre il gusto della naturalezza e dell’essere genuini. La felicità, dunque, si pone come concetto relativo nell’eterna contraddizione, ancora attuale, tra la sfrenata ricchezza e una vita modesta.

La figura dominante, oltremodo sensuale e trascinante di Immacolata avrà un’influenza su tutti i personaggi, determinandone azioni e pensieri fino all’inaspettato epilogo.

Nicoletta Fazio

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Ultimo aggiornamento: 01/02/2026 21:35

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