Descrizione
La Città si prepara a vivere l'edizione 2025 della Squilla, tradizione antichissima che affonda le sue radici agli inizi del Milleseicento quando, il 23 dicembre, l'allora arcivescovo di Lanciano, Mons. Paolo Tasso, si recò in pellegrinaggio, con una moltitudine di fedeli, alla chiesetta dell'Iconicella, per rievocare il cammino di Maria e Giuseppe verso Betlemme.
Oggi il rito si rinnova: alle 15.30 ci si radunerà in piazza Plebiscito per avviarsi, poi, in processione, alle 16, verso l'Iconicella, alla presenza di S.E. il vescovo Emidio Cipollone e del Sindaco Filippo Paolini. Il corteo tornerà, poi, in piazza Plebiscito: qui, alle 18, la campana della Torre Civica (la "Squilla") inizierà a suonare fino alle 19 quando ai suoi rintocchi festosi si uniranno le campane di tutte le chiese della città.
"La squijje di Natale dure n'ore/ eppure quanta bbene ti sumente!" recitano i primi due versi della famosa poesia di Cesare Fagiani, sottolineando quante risonanze forti e profonde faccia nascere dentro ciascun lancianese il suono della campanella (la "squijje", appunto), sebbene duri una sola ora, dalle 18 alle 19.
Tanti sono i simboli, gli echi e i sentimenti che questa festa porta con sé, anticipando di due giorni il Natale: riconciliazione, perdono, amore, amicizia, pace, senso della famiglia, rispetto verso le persone più anziane... Una tradizione, dunque, profondamente moderna e attuale, anche se proveniente da un passato lontano.
"La Squilla è un'emozione" dice il Sindaco Filippo Paolini. "Il semplice tintinnio di una campanella ha un potere enorme, ti riporta indietro nel tempo e fa rivivere anche chi non c'è più. Memoria, affetti, senso di aggregazione e di appartenenza alla comunità, e tanto altro: questo rappresenta per i lancianesi il 23 dicembre. E, malgrado negli anni cambino le persone, i comportamenti, i gusti, e cambi la società, l'essenza della Squilla resta intatta".
Quest'anno è prevista una diretta streaming sulla pagina facebook del Comune così da permettere a chi è a casa o chi è all'estero di seguire il rito.
La Squijje di Natale
di Cesare Fagiani
La Squijje di Natale dure n’ore
eppure quanta bbene ti sumente!
Te’ ‘na vucetta fine, e gna li sente
pure lu lancianese che sta fore!
Ti vùsciche di botte entr'a lu core
nu monne ch'à passate, entr'a la mente
ti squaijje nu penzere malamente
nche nu ndu – lin – da - lì che sa d'amore.
Ve’ da ‘na campanelle chiù cumune
eppure ti rifà gne nu quatrale,
ti fa pregà’ di core,'n ginucchiune.
Ugne matine sone ma nen vale:
la voce de lu ciele, pe’ ugnune,
chi sa pecchè! ... le te’ sole a Natale!