"Tanto vale divertirsi", lo spettacolo che non ti aspetti

Tragedia e commedia nella pièce andata in scena per la prosa
Data:

25/01/2026

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Foto di repertorio
© Compagnia UNO&Trio - Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Descrizione

Chi ieri sera, sabato 24 gennaio, al Teatro Fenaroli, pensava di trovarsi davanti alla solita rappresentazione di una delle pagine più orribili della nostra Storia ha dovuto ricredersi. “Tanto vale divertirsi”, di Damiano Nirchio, si è dimostrata un’opera originale, una proposta diversa e di qualità che esplora e porta alla ribalta la vicenda tragica degli attori comici ebrei costretti a esibirsi, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel campo di transito di Westerbork, in Olanda, per intrattenere e divertire i loro carcerieri nazisti e gli altri detenuti.

Uno spettacolo di “prosa-non prosa”, un varietà ricco di stimoli e di rimandi teatrali, letterari, musicali, tutti combinati e fusi in una pièce che fa del metateatro il suo perno e il suo fondamento, nel quale dramma e comicità procedono in parallelo. A ben vedere, la narrazione si regge proprio sulla coesistenza delle antitesi, a partire dal famoso “To be, or not to be” dell’Amleto di Shakespeare, vero e proprio refrain ossessivo dalla forte carica comica e tragica a un tempo, che i tre protagonisti, nella finzione, si apprestano a portare in scena. Un ossimoro stesso è la grande cornice nera bordata di lampadine rosse che campeggia sulla scena e che è insieme specchio di camerino e macabro riflesso del mondo.

Essere o non essere, dunque, vita e morte, riso e pianto non si alternano, ma convivono in una riflessione profonda e inesauribile sull’uomo, sulla verità, più volte invocata, sul destino e il non-senso di un’esistenza segnata dalla paura e dall’atrocità dei campi di sterminio. Dall’essere sempre a un passo dall’abisso della morte, eppure dal trovare la forza di far ridere per sopravvivere. La parola “carne”, ripetuta anch’essa più volte e in contesti diversi, evoca l’odore del sangue, il massacro, la rovina dei corpi mortificati e piegati a una sorte terribile, funesta; ma indica anche l’uomo, spogliato e privato di tutto, ridotto, nel suo perimetro fisico, a nuda carne: la crudezza del cartoon finale con gli scheletri danzanti pare chiudere il cerchio di questa riflessione.

Bravissimo il gruppo pugliese Uno&Trio, composto da Antonella Carone, Loris Leoci e Tony Marzolla, strepitosi nell’affiatamento artistico e nel gioco a tre di far rimbalzare battute, doppi sensi ed equivoci, nonché nella raffinata esecuzione per contrabbasso e terzetto vocale.

Nicoletta Fazio

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Ultimo aggiornamento: 25/01/2026 21:17

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