Tenente Colombo. Analisi di un omicidio.

Recensione dello spettacolo
Data:

11/01/2026

Tempo di lettura:

2 min

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Foto di un momento dello spettacolo
© Nicoletta Fazio - Ufficio Stampa - Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Descrizione

La stagione di prosa riparte ed è subito meraviglia. Uno stupore che nasce non solo dall’abbraccio caldo e avvolgente del Teatro Fenaroli rinnovato, ma anche dal ritrovarsi come vecchi amici tra i palchi e le poltrone rosse, così eleganti e così familiari al tempo stesso, del salotto più prestigioso di Lanciano. Se ci mettiamo, poi, che il primo spettacolo in programma, “Tenente Colombo – Analisi di un omicidio”, ha come protagonista uno dei detective più amati di sempre, allora si comprende come la serata di venerdì 9 gennaio abbia rappresentato un evento particolare, unico.

Il primo aspetto non comune – gli amanti del tenente Colombo lo avranno notato – è stato quello dell’immersione totale nella scena: nessuna distanza tra noi e l’azione, tra noi e l’America degli anni Settanta-Ottanta in cui il poliziesco è ambientato. Questo grazie a un cast di attori di elevata caratura (Gianluca Ramazzotti, Samuela Sardo, Sara Ricci, Pietro Bontempo e la partecipazione straordinaria di Ninì Salerno) e alla sapiente, precisa regia di Marcello Cotugno. Nessuna sbavatura, ma un connubio perfetto di ritmo, parole, pause, musiche, che hanno creato un’atmosfera densa ora di pathos ora di ironia, ora di suspense ora di comicità. Uno spettacolo che premia il lavoro corale di alta professionalità di artisti, tecnici, scenografi, costumisti, teso alla cura dei dettagli e alla impeccabile resa d’insieme, un incastro magnifico tra racconto e visione, suoni e profondità psicologica, indizi e presentimenti.

Il testo è firmato da Richard Levinson e William Link, autori anche della serie televisiva. La commedia, però, prima che in TV, fu portata nel 1966 a teatro, a Broadway, e approdò sul piccolo schermo, con una puntata pilota, solo nel 1968. La sua particolarità era proprio nel cambiamento radicale che apportava al genere giallo, ribaltando, così come tutti i telefilm della serie, il giallo classico alla Agatha Christie: la trama non si basa sulla ricerca del colpevole, la cui identità è chiara fin dall’inizio, ma sull’indagine e sull’analisi che permette di smascherarlo.

Su tutto e tutti, un’attenzione particolare voglio riservare alla figura dell’italoamericano tenente Colombo, interpretato in maniera magistrale da Gianluca Ramazzotti – che di Peter Falk ricalca in modo strabiliante tic, movenze, atteggiamenti, e perfino la voce dei doppiatori – trasandato quanto acuto, stravagante, dimesso, ma dannatamente scaltro e perspicace (pare che i due autori americani nel tratteggiarlo si siano ispirati al detective Porfiry Petrovitch di Delitto e Castigo di Dostoevskij). Un sempliciotto loquace, i cui tratti distintivi, ripresi in modo impeccabile dalla pièce – l’anonimo impermeabile beige liso, l’inseparabile sigaro, il taccuino stropicciato, la moglie petulante che non si vede mai, il cane chiamato “Cane”, la vecchia Peugeot del ’59, solo per dirne alcuni – lo rendono anche sulla scena teatrale un personaggio unico, originale, fuori dal coro. All’apparenza goffo e maldestro, ma brillante e sottile nel ragionamento, forse il tenente Colombo ha conquistato milioni di telespettatori proprio per essere il simbolo della rivincita dell’imperfezione e della semplicità su una società basata sull’apparenza, sul perbenismo, sulla corruzione e sul potere del denaro. E, forse, a ben vedere, è ancora così.

                                                                    Nicoletta Fazio

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Ultimo aggiornamento: 11/01/2026 12:41

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